BIOGRAFIA

Milano 1971. Artista.
Si è fatta conoscere per lavori spiazzanti come fotografare due zebre fra le montagne innevate o rovesciare su un fianco un Tir di dodici metri. «Star italiana del contemporaneo, che ha studiato prima ingegneria chimica e nucleare al Politecnico, e poi all’Accademia di Brera» (la Repubblica). Fotografa, usando come fonte di stupore lo spiazzamento, zebre sui ghiacciai del Monte Bianco (e pare che le bestie siano morte dopo qualche tempo in seguito allo sbalzo climatico e allo stress), struzzi in mare, asini in barca» (Nico Orengo). Per Paola Pivi cercare il significato nelle sue opere è inutile. Basta che piacciano. Del resto lei stessa, prima di iscriversi all’ Accademia di Brera, ammette che non aveva idea di cosa fosse l’ arte: “Sono capitata lì senza un motivo preciso” (Francesca Bonazzoli).  Nel 2006 espose ai Vecchi Magazzini della stazione di Porta Genova, nella mostra prodotta dalla Fondazione Trussardi, una trentina di animali tra conigli, cigni, tacchini, oche, cavalli, mucche e persino un lama, tutti rigorosamente bianchi, tutti scorrazzanti in libertà nello spazio dell’ex capannone industriale e accuditi per l’intera durata della mostra da due veterinari e otto addetti che avevano anche il compito di accompagnare il pubblico ammesso a piccoli gruppi.  Non è vero che la tecnologia può fare qualsiasi cosa e il risultato finale è sempre inferiore alla bellezza della realtà. Per creare delle finzioni bisogna stare davanti al computer per mesi. E basta. Quello che faccio accadere invece rende la mia vita meravigliosa, un sogno.  Tra le ultime opere, un orso polare (finto, commissionato a un imbalsamatore canadese per averlo a grandezza naturale e con piume gialle al posto del pelo bianco) esposto a New York. Ha vissuto a Shanghai, Londra, Alicudi, Anchorage (Alaska).

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