BIOGRAFIA

Giorgio De Chirico nasce a Volos, in Tessaglia (Grecia) il 10 luglio 1888.
Il padre Evaristo, originario di Palermo, con la sua presenza forte e distaccata lascerà un’impronta notevole insieme alla madre su entrambi i fratelli Giorgio e Andrea (quest’ultimo in arte Alberto Savinio). Aveva 16 anni quando gli morì il padre. Così, la famiglia De Chirico resterà ancora per poco in Grecia, poi, nel 1905, tornerà in Italia per stabilirsi a Firenze. Qui nasce il suo interesse per la cultura tedesca e il desiderio di raggiungere Monaco. La sua formazione artistica avviene, dunque, a Monaco, a contatto con la cultura tedesca e nordica, qui legge i filosofi Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Di Nietzsche lo colpisce il concetto del superuomo, il valore e il potere della sorpresa trasmessa dall’opera d’arte, l’angoscia del labirinto, l’enigma, il significato della “stimmung”, che De Chirico interpreta come “atmosfera nel senso morale”.  Da Shopenhauer individua il valore dell’originalità, il senso della rivelazione delle apparizioni, la meditazione esistenziale. Sempre in Germania avrà modo di verificare i suoi interessi per la mitologia greca. La molteplicità degli spostamenti avrà una forte influenza sul temperamento di De Chirico, rendendolo quasi sempre incline a frequenti disturbi psicofisici. Dopo un soggiorno a Parigi, dove frequenta gli artisti più importanti di quel periodo, ritorna in Italia e conosce da vicino l’arte classica e rinascimentale. Nei primi mesi del 1910 De Chirico torna con la madre a Firenze dove si fermerà per circa un anno. La solitudine, una forte depressione ed altri problemi di salute, avranno un effetto determinante per la sua arte. In quel periodo rilesse l’opera di Nietzche, nella quale, trovava “cose strane e sconosciute che possono essere trascritte in pittura”.  Così De Chirico dipinge la prima opera metafisica: “Enigma di un pomeriggio d’autunno”.  Successivamente altre importanti opere del periodo: “Enigma dell’oracolo” che saranno poi esposte a Parigi nel 1912. Quindi “Enigma dell’ora”, “La stanchezza dell’infinito”, “Mistero e Malinconia di una strada”. Il periodo stilistico è quello delle ben note piazze d’Italia, delle torri, degli opifici e delle statue che si stagliano su un cielo verde. Opere cosiddette enigmatiche, caratterizzate da un’atmosfera di assoluta immobilità e silenzio; che saranno fondamentali per la successiva nascita del Surrealismo. A Parigi conosce Apollinaire, nella primavera espone al Salon des Indépendant, mentre ad ottobre espone una trentina di opere nel suo studio.Lo stesso Apollinaire, in una sua recensione, escluse qualsiasi dipendenza di De Chirico dall’arte precedente, e sottolineò l’importanza del suo nuovo modo di fare arte. Di questo periodo sono: “L’incertezza del poeta”, 1913; “La Gare Montparnasse”, 1914; “Canto d’amore”, 1914; “Il cattivo genio di un re”, 1914. Nel 1915 rientra in Italia. Allo scoppio della grande guerra De Chirico viene destinato a Ferrara, dove conosce Carrà, il quale condivide apertamente la sua arte. Proprio dall’interesse di Carrà nasce la cosiddetta “scuola metafisica”, caratterizzata da un libero e fantasioso recupero della tradizione, nonché dalla rappresentazione pittorica di concetti filosofici. Si tratta di una corrente stilistica direttamente ancorata alla pittura di Giorgio De Chirico. Al soggiorno ferrarese risalgono alcuni importanti capolavori dell’arte dechirichiana: “Ettore e Andromaca”, 1917 e “Le Muse inquietanti”, 1918.
Sempre a Ferrara inizia il periodo stilistico degli interni metafisici, cioè una pittura d’ambiente, caratterizzata dalla rappresentazione pittorica di una molteplicità di oggetti e suppellettili: scatole, biscotti, termometri, cubi, giocattoli vari, manichini, squadre da disegno, carte geografiche, mobili, una moltitudine di oggetti immersi un’atmosfera carica di immobilità e silenzio. Tipiche opere metafisiche del periodo sono: “Malinconia della partenza”, 1916; “Interno metafisico”, 1916; “Il sogno di Tobia”, 1917. Nel 1919 De Chirico si trasferì a Roma, ed avviò un programma teorico che si concretizzò sulle pagine della rivista “Valori Plastici”, che si protrae fino al 1922. La rivista (alla quale contribuì anche Carrà) è l’organo delle ricerche più innovative. Si recensiscono le opere di Malevic, Tatlin. Grosz, oltre naturalmente alle opere di Picasso, Kandinsky ed altri grandi maestri delle avanguardie. Da quel momento in poi, l’arte di De Chirico si rifà ai grandi maestri della pittura (Tiziano, Raffaello, Courbet). Finisce il periodo metafisico ed inizia quello delle vedute romane realistiche, delle nature morte, e di alcuni saltuari rifacimenti di tematiche legate alla mitologia greca. L’ultimo periodo dechirichiano si appunta sulla ripetizione di temi già affrontati negli anni passati. Una cosiddetta “ripetizione differente”, che consiste nel replicare le piazze, gli opifici, le torri, ecc. Opere di dimensioni minori, caratterizzate da una tecnica d’esecuzione molto accurata e dettagliata, quasi seriale riguardo alcune repliche, ma tuttavia non priva di novità. Nasce, infatti, nella fase finale, la serie dei “Bagni misteriosi”: qui si trova l’idea di “ripetizione differente”, che rappresenterà un punto in comune con molti altri artisti a tal punto da essere considerato una delle caratteristiche ricorrenti dell’arte contemporanea.
De Chirico muore a Roma nel 1978.

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